La principale causa d’insorgenza dell’incontinenza maschile è legata all’avanzare dell’età. Dopo i quarantanni è bene sottoporsi periodicamente ad una visita urologica e prestare attenzione al momento della minzione.

Data l’estrema difficoltà di una consistente parte della popolazione maschile a parlare del problema, sono molte le campagne di sensibilizzazione intraprese dalla Federazione Italiana Incontinenti e dai singoli Studi Medici; occorre tuttavia monitorare attentamente il progressivo mutamento della tempistica e delle quantità di urina evacuate durante la minzione, magari anche con l’aiuto di un diario della minzione che può rendersi estremamente utile per il medico nella comprensione delle cause del problema.

Esistono quattro differenti tipologie d’incontinenza maschile:

  • da sforzo: determina l’involontaria evacuazione di urina (anche in piccole quantità) durante azioni di sforzo quali risa, starnuti, tosse o quando un brusco movimento mette sotto stress la vescica. Questo disturbo può essere causato dall’interessamento del fascio vascolo-nervoso durante una precedente operazione di rimozione della prostata.
  • da urgenza: lo stimolo ad urinare è provocato dalla muscolatura che riveste le pareti della vescica, la quale è chiamata a contrarsi per facilitare l’evacuazione dell’urina. L’ordine alla contrazione delle fasce muscolari può essere causato involontariamente dal sistema nervoso, facendo sorgere una urgente sensazione ad urinare, anche a vescica non del tutto piena.
  • overflow: le perdite di piccole quantità di urina sono dovute all’incapacità di svuotare del tutto la vescica durante la minzione. Questo disturbo è causato da ostruzioni dell’Uretra o dalla presenza di un ingrossamento della prostata che strozza la vescica impedendola di svuotarsi del tutto.
  • funzionale: si tratta di incontinenza determinata da fattori esterni a quello dell’apparato urinario. La ridotta capacità ambulatoriale può comportare l’impossibilità di raggiungere il bagno in tempo utile.

Quando intervenire?

In genere, il ricorso al Medico e all’Urologo viene sempre posticipato rispetto al sorgere dei primi sintomi di incontinenza maschile. Ciò rappresenta senz’altro una condizione di svantaggio per chi ne è affetto, in quanto molto spesso la regolarizzazione della minzione può essere raggiunta in regime farmacologico.

In altri casi invece bisogna ricorrere ad intervento chirurgico, specialmente lì dove l’insorgere dell’incontinenza è dovuto all’ingrossamento della ghiandola prostatica. Altro campo particolarmente soggetto ad intervento chirurgico è il recupero della funzione sfinterica dell’Uretra.

L’assunzione di alcool e di grandi quantità di caffeina peggiora lo stato dell’incontinenza maschile, mentre è raccomandabile un’alimentazione ricca di fibre per bilanciare la perdita di liquidi che potrebbe portare alla stipsi (stitichezza).

Provare ad andare in bagno in orari stabiliti e sempre fissi può aiutare a ristabilire quell’orologio biologico interno con il quale “educare” l’apparato muscolare interessato. Anche l’operazione nel “doppio svuotamento” della vescica può portare significativi miglioramenti per ridurre e regolarizzare la frequenza della minzione.

Da ormai più di un decennio la medicina e le case farmaceutiche hanno concentrato molti studi sul problema dell’incontinenza maschile, raggiungendo apprezzabili risultati nella farmaceutica di riferimento.

 

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