Secondo i dati dell’AIRC, un uomo su 8 corre il rischio di ammalarsi di tumore alla prostata nel corso della propria vita. I dati sulla mortalità però sono bassi, specialmente se si agisce in tempo.

Sono circa 35.000 i nuovi casi di tumore alla prostata che si registrano ogni anno in Italia, con un’incidenza che copre il 20% di tutti i tumori diagnosticati (dati AIRC, 2017).

Quando intervenire per un controllo?

Nonostante il tumore alla prostata sia dunque il primo per numero di casi diagnosticati all’anno, i dati che si registrano nella mortalità restano bassi, soprattutto grazie ad un efficace monitoraggio compiuto dai medici urologi.

Il momento critico dove occorre prestare maggiore attenzione è compreso tra i 45 ed i 60 anni quando i casi di presenza del tumore comincia a sorgere e sale immediatamente sino a raggiungere due diagnosi su tre nei pazienti di 65 anni.

Sintomi

Sebbene nelle fasi iniziali il tumore alla prostata sia asintomatico, sono numerosi i casi di tumori benigni che possono portare i pazienti a identificare erroneamente alcuni sintomi come segni di un carcinoma. Tali sintomi si presentano nella maggioranza dei casi con la difficoltà a urinare o il bisogno di urinare spesso, così come la sensazione di non riuscire a espellere completamente l’urina durante la minzione.

I sintomi urinari tuttavia non indicano immediatamente la presenza di un carcinoma prostatico: questi compaiono soltanto in una fase già avanzata della malattia ma possono essere dovute ad altre patologie collegate all’apparato urinario.

La visita dall’urologo consentirà così di capire esattamente se le difficoltà nella minzione sono da associare alla presenza di un carcinoma.

Diagnosi e prevenzione

La diagnosi per verificare la presenza di un tumore alla prostata si basa sull’esplorazione rettale, dosaggio del psa, ecografia, risonanza magnetica e biopsia prostatica.

La diagnostica rappresenta un elemento decisivo per interrompere la progressione della malattia: se diagnosticato in tempo, il tumore alla prostata presenta una guarigione dell’80%.

I centri di urologia di Napoli e di San Giuseppe Vesuviano diretti dal Dottor Quarto sono due dei numerosi centri nei quali viene mantenuta alta l’attenzione su questa malattia in Italia, in modo da contrastarne l’incidenza nefasta grazie ad una pronta ed efficace diagnostica sulla popolazione maschile.